Chi sono i Farioli?

Basta chiederlo a chiunque frequenti un paddock di Enduro. Non serve spiegare: è gente di moto, e…

Basta chiederlo a chiunque frequenti un paddock di Enduro. Non serve spiegare: è gente di moto, e di moto vere. Quelle del fango, delle prove speciali, delle gare che si vincono tenendo duro quando gli altri mollano. Ma qui c’è qualcosa in più di una famiglia di campioni. C’è un padre e c’è un figlio. Il padre, Arnaldo, correva quando questo sport si chiamava ancora Regolarità, il nome antico dell’Enduro. Il figlio, Fabio, ha preso quel testimone e lo ha portato sul tetto del mondo. Due epoche, due uomini, un cognome. È la storia di come un’intuizione bergamasca è diventata il team più titolato del pianeta. In attesa di visitare la loro mostra o showroom Farioli di Bergamo si trasforma: da concessionario a esposizione di pezzi unici, progettati per vincere. In attesa di visitare la mostra “FARIOLI: L’EVOLUZIONE DELLA SPECIE” che svela la collezione privata di Arnaldo e Fabio Farioli vi proponiamo un ritratto di questa leggendaria famiglia bergamasca. Arnaldo, il pioniere Il suo sport non si chiamava ancora Enduro. In Italia lo chiamavano Regolarità, ed era un’altra Italia, di strade bianche, di fango e di moto che si aggiustavano con le mani. Arnaldo Farioli in quel mondo era già un campione. Nel 1969 vinse il Campionato Italiano di motoregolarità in sella a una KTM 125, e quel titolo non fu l’ultimo: nel tempo sarebbe diventato più volte campione italiano di regolarità. Ma Arnaldo aveva due talenti. Oltre a quello del pilota, aveva quello dell’imprenditore. Le piccole KTM da 100 e 125 cc arrivavano in Europa attraverso l’importatore italiano Arnaldo Farioli. Un marchio austriaco allora ancora lontano dal diventare un colosso trovava a Bergamo qualcuno che ci credeva davvero. Da quella scommessa nacque la Concessionaria KTM Farioli, oggi un’istituzione nazionale. Una passione trasformata, insieme alla famiglia, in una concessionaria moderna e in un team racing di livello mondiale. In un certo momento della sua storia Arnaldo fu anche proprietario della stessa KTM. Un pilota che arriva a possedere la casa che gli ha dato le prime vittorie: di storie così, nello sport, ce ne sono pochissime. Fabio, il campione che non ha smesso di sorridere Poi arriva lui, il figlio. Crescere con quel cognome poteva essere un peso. Fabio ne fece una spinta. Il suo palmarès parla da solo: Campione del Mondo (Enduro World Champion su KTM nel 1993), pluri-campione italiano, vincitore di quattro Sei Giorni, la gara che è un po’ le Olimpiadi dell’Enduro. Gli stessi dati li riporta KTM, che ricorda come abbia vinto quattro volte la Sei Giorni Internazionale e anche il Campionato Italiano. Poi la seconda vita, forse ancora più straordinaria della prima. Finita la carriera da pilota, Fabio ha preso dal padre le redini del team manager del KTM Enduro Factory Team. Da lì in poi i titoli mondiali non si contano più: oltre 35. Il team più titolato del mondo. Quando gli chiedono il segreto, lui non fa il mago. Dice che non c’è, che alle spalle c’è una grande azienda che dà il massimo e che a fare una squadra vincente sono tante piccole cose che combaciano. Sembra una risposta modesta, ed è la più vera che si possa dare. Il presente: Verona, Garcia e il tricolore Oggi quel lavoro si legge nelle classifiche. L’ultima Sei Giorni, vinta due volte di fila, ha avuto un protagonista in Andrea Verona, pilota del Farioli Team. KTM ha annunciato che Andrea è entrato nel Red Bull KTM Factory Racing Team per il 2026, con Fabio Farioli a fare da regista. E poi c’è Josep Garcia, il fuoriclasse spagnolo, anche lui pilota Farioli. Lo abbiamo intervistato alla Sei Giorni di Bergamo del 2025 e non ha avuto dubbi: nel Team Farioli ha trovato qualcosa di speciale. Non ha detto cosa, ma chi frequenta i paddock lo sa. È un ambiente dove il campione resta una persona. I più forti, negli anni, sono tutti passati da lui. L’uomo, prima del manager Eppure la cosa più bella di Fabio non sta nel palmarès. Dall’alto di un’eccellenza provata, non ha mai perso il suo essere alla mano. Ha ancora il sorriso del ragazzo di sempre. E fisicamente è un ragazzone, uno che ti accoglie con una pacca sulla spalla, non con una stretta di mano da dirigente. Il trait d’union Arnaldo e Fabio sono l’esempio di un passaggio di testimone che ha funzionato alla grande. Il padre ha costruito, il figlio ha portato la costruzione sul tetto del mondo. Ognuno, in tempi diversi, ha saputo interpretare il proprio tempo. E la famiglia continua: Paolo, fratello di Fabio, si occupa della concessionaria, mentre il nipote Filippo ha portato il cognome fino al Mondiale di Moto3, dalle strade bianche all’asfalto. Ma qual è il segreto di un successo che dura da tanti anni?. La passione.

Foto:

Valli Bergamasche 1965 – 9 FARIOLI ARNALDO (I) KTM 50 cc.

Valli Bergamasche 1966 – 48 FARIOLI ARNALDO (I) KTM 98 cc.

Valli Bergamasche 1970 – 93 FARIOLI ARNALDO (I) KTM 125 cc.

Valli Bergamasche 1971 – 122 FARIOLI ARNALDO (I) KTM 125 cc.

Sei Giorni 1969 Garmisch-Partenkirchen (D) – 79 FARIOLI ARNALDO (I) KTM 125 cc.

Sei Giorni 1971 Isola di man (GB) – 49 FARIOLI ARNALDO (I) KTM 125 cc.

Valli Bergamasche Revival 2007 – 31 FARIOLI ARNALDO (I) Penton125 cc.

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