La panchina gialla dei sogni: dove nasce e vive il cuore della Norelli
Tutti hanno una panchina del cuore, teatro di passioni e di sogni, ma in questa storia, che…
Tutti hanno una panchina del cuore, teatro di passioni e di sogni, ma in questa storia, che distilla insieme l’amore per le due ruote e l’ amicizia per farne un’alchimia unica, la “panchina Fulvio Norelli”, è qualcosa di più. È qui, in Colle Aperto, dove tutto è cominciato 59 anni fa. E’ tinteggiata di giallo, un colore che ricorda i pomeriggi d’estate degli anni ’60 quando di vedetta, un gruppo di amici -Enzo Paris, Massimo Sironi, Gigi Brozzoni e Robi Biza-, fanno la radiografia a tutte le moto che arrivano in Città Alta. Con loro c’è un amico, stessa età, stessa passione, Fulvio Norelli, che però muore improvvisamente nel settembre del ’66. Forse meningite, forse un’ischemia per i postumi di una caduta. Chissà. La sfida alla morte beffarda, li porta di lì a tre settimane, ad organizzare una gara in moto sul Sentiero dei Vasi. Totalmente abusiva, ma l’urgenza di celebrare, di ricordare l’amico è più forte di tutto. Sulle due ruote corre un’onda di vita e di rabbia che Gino Reguzzi, già allora un’autorità nel mondo motociclistico italiano, riesce a incanalare suggerendo al giovane quartetto, folgorato sulla via della Fara (dal pratone, infatti, partivano le Valli Bergamasche e si tenevano delle gimkane) di creare un moto club. Il 14 gennaio ’67 nasce così il “Fulvio Norelli”. Nel ricordo di chi non c’è più, in quasi 60 anni di storia, il Norelli continua oggi la sua storia di condivisione dei valori sportivi a cui si era ispirato fin dalla nascita, fedele al motto, coniato da Massimo Sironi che “essere della Norelli non è questione di tessera, ma di cuore”. E quando si organizzano certe cose, soprattutto di questi tempi, è un cuore che va buttato oltre l’ostacolo della burocrazia, dei divieti. Oltre quelli che «guai alle moto», oltre la difficoltà di trovare gli sponsor. Però quando ci si riesce, è grandioso. Domenica 18 gennaio alle 10,30 gli amici del Norelli si ritroveranno ancora su quella panchina. Abbracci, ricordi, tante pacche sulle spalle e un «ciao, come stét?» a sigillare rapporti e amicizie che si rinnovano ogni anno. A testimoniarlo c’è una panchina gialla che resterà per sempre tre metri sopra il cielo per i ragazzi che la eleggeranno luogo dei loro sogni su due ruote.
