Quando un’infrastruttura nasce male, è giusto dirlo. Con rispetto.

Ho volutamente aspettato prima di intervenire sulla ciclabile a fianco della Briantea che ho percorso e mi…

Ho volutamente aspettato prima di intervenire sulla ciclabile a fianco della Briantea che ho percorso e mi ha lasciata da subito perplessa.
Attaccare un’opera appena avviata non è mai elegante.
Ma qui siamo davanti a un caso emblematico di errore già nella concezione delle priorità.
E oggi non lo dicono le associazioni o gli “addetti ai lavori”.
Lo dice la gente che la percorre ogni giorno.
Lo dice chi pedala, chi cammina, chi prova a usarla davvero.
Esprimo piena solidarietà a chi ha scritto e segnalato le criticità: non è una polemica sterile, è un richiamo al buon senso. Una ciclabile non può essere una corsa ad ostacoli.
Non può costringere a continue interruzioni, deviazioni, rallentamenti innaturali che scoraggiano l’uso quotidiano e aumentano il rischio.
Esistono però soluzioni praticabili, già adottate altrove, anche in contesti complessi:
In molte realtà si sceglie di non interrompere fisicamente la continuità della ciclabile a ogni passo carrabile o affaccio, utilizzando cartelli ben visibili:
“Fine pista ciclabile”
“Inizio pista ciclabile”

Un sistema che: • porta l’attenzione nel punto critico,

  • evita perdite di tempo e difficoltà pratiche,
  • mantiene la fluidità del percorso,
  • salvaguarda la precedenza in entrata e uscita dei mezzi.

Ma c’è una riflessione ancora più profonda da fare.
Non si può progettare una ciclabile pensando prima di tutto a “sollevarsi dalla responsabilità”.
Non si progetta per dire “io ho fatto la mia parte”.

Si progetta per rendere davvero la bicicletta una valida alternativa all’auto.
Comoda.
Sicura.
Continua.
Credibile per chi deve usarla ogni giorno per andare al lavoro, a scuola, a fare la spesa.

La mobilità sostenibile non è fatta di opere che tutelano chi le firma, ma di infrastrutture che tutelano chi le usa.
Se una ciclabile non viene usata, non è colpa dei ciclisti.
È un segnale chiaro che qualcosa va ripensato.
Correggere non è un fallimento.
È l’unico modo serio per fare buona
amministrazione.

Sempre dalla parte di chi la strada la vive.
Sempre dalla parte delle soluzioni.

Aribi – Associazione per il Rilancio della Bicicletta

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